Mission dell’Hospice

Posted by on Mag 15, 2012 in Parliamo di Hospice | Commenti disabilitati su Mission dell’Hospice

Mission dell’Hospice

Hospice, cura del dolore e rispetto della persona

dal pensiero di Cicely Sauders ai nostri giorni.

Recarsi a trovare un amico o un parante malato, qualche volta gravemente, è in qualche caso negli ultimi giorni della sua vita, è un gesto che è capitato di compiere a tutti almeno una volta. Ci si può trovare di farlo quando la persona giace in un letto di ospedale. A tutti piacerebbe che questo luogo fosse meno vecchio e cadente di quanto il degrado delle nostre strutture sanitarie ci costringe a vedere, moderno ed efficiente, bello nelle linee architettoniche. Inoltre, questi luoghi ideali della cura, templi della scienza e della capacità medica, sono sempre al passo con il nostro tempo, affannati, affaccendati, laboriosamente intenti sia nell’impatto visivo sia nella percezione del cittadino utente, che prenota o attende una visita, un esame o un ricovero o che consulta un ottimo medico, evidentemente pressato da tanti impegni, al punto da far fatica a non guardare l’orologio mentre parla con il paziente.

Come rispondono questi luoghi alle esigenze di chi attraversa la fase finale della vita o di chi, anche con una lunga prognosi, contempla l’impossibilità della guarigione e, nonostante questo, non ha perso la percezione di quanto il proprio tempo di vita rimasto da attraversare sia prezioso? Con il rischio che, badando soprattutto alla guarigione, si trascuri la cura di quei malati per cui capita troppo sbrigativamente venga dichiarato che “ non c’è più niente da fare”?

Da alcuni decenni in Europa e anche nel nostro paese la risposta è una medicina “rivoluzionaria” che viene praticata in un nuovo tipo di strutture: gli hospice

L’Hospice è un luogo di cura destinato ad accogliere il malato affetto da patologia cronica e inguaribile: la parola è diventata maggiormente nota in Italia da quando, sotto la spinta di una moderna legislazione e del lavoro di molti pionieri sia professionisti sia volontari di molte associazioni, gli hospice si sono diffusi passando in pochi anni da poche unità a più di centodieci: questo importante sviluppo non si è ancora concluso: sono infatti in corso apertura o progetti più di cento altri hospice.

Come mai e perché la parola inglese hospice? A noi ricorda il termine ospizio, che certamente condivide la stessa etimologia, ma l’hospice moderno è un’altra cosa . L’idea di Hospice nasce in Inghilterra da una dottoressa Cicely Saunders, infermiera e assistente sociale.

L’Hospice non è solo un luogo di cura, esso rappresenta anche una filosofia di cura che,  già dopo la fondazione del St. Cristopher hospice (1967) aveva dato origine negli anni 70 alle cure palliative, cioè una branca della medicina e a una nuova dimensione dell’assistenza.

Le cure palliative sono il contesto nel quale l’hospice è inserito, sono le cure attive e globali, che hanno per obiettivo il miglioramento della qualità della vita, quando aumentare e salvaguardare la quantità di vita non è possibile o attuabile, e si propongono di intervenire sulle dimensioni fisiche, psicofisiche, sociali e spirituali della sofferenza.

Le cure palliative intervengono nelle patologie inguaribili a vari livelli, quello dell’ospedale, quello ambulatoriale, dell’assistenza domiciliare e dell’hospice.

European Association for Palliative – EACP, 1998

Le Cure palliative sono la cura attiva e globale prestata al paziente quando la malattia non risponde più alle terapie aventi come scopo la guarigione . Il controllo del dolore e degli altri sintomi, dei problemi psicologici, sociali spirituali assume importanza primaria. Le cure palliative hanno carattere interdisciplinare e coinvolgono il paziente, la sua famiglia e la comunità in generale. Provvedono una presa in carico del paziente che si preoccupi di garantire i bisogni più elementari ovunque si trovi il paziente, a casa, o in ospedale. Le cure palliative rispettano la vita e considerano il morire un processo naturale. Il loro scopo non è quello di accelerare o differire la morte, ma quello di preservare la migliore qualità della vita possibile fino alla fine“.